1999

Luce silente

Recensione

GIORNALE DI BRESCIA
Giovedì 7 ottobre 1999
Nella sala Piamarta,, a fianco della chiesa di S.Faustino, Caterina Matricardi presenta fino a domenica un cilclo di “emozioni luminose” generate da luoghi e segni minimi della città, proprio attorno a S. Faustino, in una atmosfera felpata, notturna. Ci ricorda lo spirito con cui lo scrittore Corrado Alvaro coglieva Brescia nella calma degli anni trenta (“non v’è strada che non risenta di questa lucce diffusa, fredda e quasi fosforescente”). Il ciclo di Matricardi si intitola “luce silente” e davvero è una città intima, onirica quella che ci fa scoprire, attraverso una vera e propria scrittura di luce che isola e trasfigura frammenti d’arredo urbano anche poveri e degradati: scritte, pali e cartelli della segnaletica, cordoli, paracarri, panchine cassonetti, selciati e marciapiedi. Caterina Matricardi, che in precedenti occasioni utilizzava tecniche miste con immagini – specie d’ una condizione prigioniera, impedita, soffocata – dove l’operazione concettuale si fondeva col forte impatto emotivo, questa volta usa la fotografia elaborata al computer per ottenere un nero-nerofumo vellutato, morbido, in cui si accendono come fosforescenze le segnaletiche urbane. Nel silenzio profondo di questa quinta oscura, la scrittura di luce acquista così una valenza fervorosa, sottilmente ronzante, e si rivela come il riscatto magico del banale quotidiano. anche gli edifici e le vie avvolti nel buio ricettivo diventano accoglienti, protettivi.Una città ricreata in un linguaggio di palpiti vitali, pur prossimi all’evanescenza fantasmatica.Forse Caterina Matricardi, fin troppo sorvegliata nella elaborazione tecnica delle geometrie visive, dovrebbe avere ancora più coraggio nell’ abbandonarsi alla visione come sprofondamento, trasformando la più banale segnaletica in una mappa di pura tensione affettiva, generata solo dagli umori di luce.