1994

Confortorio

Una serie di immagini tratte e interpretate dal film dal medesimo nome di Roberto Benvenuti.

Recensione

Immagine fotografiche catturate durante il film ” CONFORTORIO” del regista italiano Paolo Benvenuti. Questo film parla di due ebrei arrestati e giudicati colpevoli di furto con scasso dal tribunale che li condanna alla morte sulla forca.Secondo la tradizione del Vaticano, i due prigionieri vengono affidati prima dell’esecuzione ai padri confortatori della ’Arciconfraternità di San Giovanni Decollato, che cercano con ogni mezzo di convertirli nelle ultime ore della loro esistenza, perché la loro anima si possa salvare dalla dannazione eterna. Ma i due ebrei si dimostrano più forti e determinati del previsto e mantengono fede alla loro religione.

Territori

Territori s’ intitola questa mostra che s’apre con uno spazio comune, in cui sei artisti mirano a delimitare un territorio d’incontro, come una piazza della scena urbana quotidiana, per poi riservarsi ciascuno una nicchia, un’abitazione privata.

 

Caterina Matricardi intesse un fitto dialogo tra i segni e le immagini, tra la grafia di una lettera e le immagini fotografiche che si collocano come una sorta di punteggiatura visiva, o come le foto di occhi poste sulla cartina geografica nello sguardo che segnala le zone del territorio.
La scelta della fotografia, una fotografia elaborata e spesso priva dei segni di riconoscimento a luoghi o persone, è per Matricardi la traccia di un’apparizione fascinatoria. Il frammento luminoso che mette in evidenza i luoghi di passaggio di una identità inquieta che trasforma in situazioni narrative il frammento estrapolato dal reale.

Altri artisti sono: Gianfranco Bergamaschi, Giovanni Ceni, Gianfranco Milanesi, Gian

Pietro Cacciamali, Giuseppina Marchetti.

Recensione

GIORNALE DI BRESCIA

Domenica 23 ottobre 1994 

ORZINUOVI. Il Castello di S. Giorgio a Orzinuovi, un tempo roccaforte estrema della Serenissima, è un baluardo di confine che per un gruppo di artisti bresciani, coordinati da Francesca Alfano Miglietti, è diventato luogo metaforico d’una ricerca sul crinale tra l’ambientazione di atmosfera, l’allusione concettuale e lo stato d’animo. E soprattutto una sperimentazione sul confine tra identità fisica e identità artificiale e incorporea indotta dai media. E soprattutto una sperimentazione sul confine tra identità fisica e identità artificiale e incorporea indotta dai media. Una ricerca di valenze formali e psicologiche che restituisca all’individuo il senso del suo abitare nel mondo, anche s equi talune opere suggeriscono piuttosto un senso di vuoto, di assenza dell’umano. Già la musica, ossessiva, elettronico-psichedelica, è un rimbombo che ci fa sprofondare in una sorta di spazio inerte, spersonalizzante

Galleria

Contemporanea 1+1

Collettiva di 2 artisti (con Fausto Gilberti) a cura di Mauro Corradini e Luigi Paracchini.

Recensione

La ripresa di “Contemporanea” , manifestazione espositiva curata dalla Comissione Scientifica dell’ Assessorato alla Cultura, avviene attraverso la formula consueta dell’ 1+1: in questo caso si tratta di due giovani, che si muovono nell’universo massmediale.

Caterina Matricardi, giovane bresciana, che ha già al suo attivo alcune esposizioni collettive e personali, propone la sua rielaborazione dell’immagine fotografica: nel suo caso, la fotografia diviene un volano verso un mondo “altro”, definito attraverso l’inserimento di un’ immagine, all’interno di un universo documentato. La nuova immagine diviene finestra, apertura verso l’altro, l’occhio che indaga al di dentro; pertanto con la immagine aggiunta non solo si modifica la realtà esistente, ma anche la propria esperienza sensibile del mondo esterno.

Fausto Gilberti si rifà direttamente al mondo del fumetto, da cui ha desunto un suo personaggio, una sagoma di volto segnata dall’ impronta del naso. La ripetizione ossessiva del personaggio non è solo un espediente di rinforzo, ma è anche la constatazione (amara) di un identità individuale inesistente, di una sorta di iterazione collettiva, cui forse tutti dobbiamo soggiacere. E gli sforzi del personaggio di uscire dal suo schema non fanno che rinforzare lo schema stesso.

L’accostamento di una operatrice visiva che utilizza la fotografia e di un grafico, propone al lettore il confronto tra un mezzo popolare, utilizzato in dimensione sociologica, e un mezzo meccanico, utilizzato per dare una valenza mentale all’immagine.